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LA FURIA DEL GUIDATORE
La cosiddetta “rabbia al volante” che si manifesta con gestacci, urla, accelerate e brusche sterzate, è un’espressione
di un vero disturbo psichico, il “disordine degli attacchi di rabbia intermittente” ed è assai diffuso. Si manifesta con multipli attacchi d’ira che colpiscono in maniera
spropositata rispetto alla causa scatenante.
Chi ne è colpito minaccia l’interlocutore e spesso danneggia gli oggetti, se non addirittura le persone. Alla sua origine una produzione inadeguata di serotonina,
la sostanza che regola l’umore e la funzionalità dei freni inibitori.
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La vita metropolitana non fa bene
alla salute. A metterci sul chi vive
è una nuova disciplina, l’Ecologia urbana e sociale, interessata al rapporto che
le persone stabiliscono con la città e a quanto
questa abbia un peso sulla salute. Oggi, infatti,
circa il 90% dei cittadini ha un disturbo
più o meno serio che è strettamente dipendente
dalla vita urbana.
L’aria sempre più inquinata gioca la sua parte
in tutte le malattie dell’apparato respiratorio,
ma è in particolare lo stile di vita, veloce
e stressante, a cui si aggiungono rumore e traffico,
a scatenare una serie di disturbi: da quelli
psicologici (come gli attacchi di panico) a quelli
più fisici (come la stipsi). La situazione è tale
che l’Oms, l’Organizzazione mondiale per la
sanità, sta realizzando l’iniziativa “Progetto città
sane”: riguarda tutta Europa e ha l’obiettivo
di dare aiuto ai vari Stati per migliorare le
città e di conseguenza la salute di chi vi abita.
Attualmente l’iniziativa coinvolge oltre 1.100
città in 29 Paesi, Italia compresa.
La prima a soffrire è la psiche
È la forte tensione psicologica a cui è sottoposto
chi vive in città a essere responsabile,
nella maggior parte dei casi, dei cosiddetti
“disturbi psichici metropolitani”, ormai
molto frequenti e la cui origine pare sia un’alterazione
di alcuni neurotrasmettitori. Se c’è
una predisposizione a essere più fragili emotivamente,
la vita stressante in città agisce da ulteriore
fattore di rischio. In particolare sono
molto diffusi gli attacchi di panico. Colpiscono
indistintamente uomini e donne, anche
pienamente inseriti nel mondo del lavoro e
che mai penserebbero di iniziarne a soffrire.
I sintomi, del tutto improvvisi, durano al
massimo qualche minuto e sono: una tachicardia
molto intensa, difficoltà a respirare,
perdita del controllo di se stessi e una sensazione
di vero e proprio terrore come se stesse
succedendo una catastrofe. A volte c’è anche
sudorazione, tremore, nausea, brividi o viceversa
vampate di calore. Il primo attacco in genere
è così inesplicabile che spesso, per capire
di che cosa si tratta, ci si rivolge al medico o addirittura al pronto soccorso. Dal secondo
in poi, scatta la paura e si instaura così una sorta
di circolo vizioso che porta a evitare tutte le
situazioni che potrebbero causare un attacco
di panico. E che peraltro sono tipiche della
vita quotidiana. Infatti sono provocati specialmente
dallo stare in mezzo alla folla, in autobus,
in coda e comunque in tutte quelle situazioni
in cui si è insieme a tanta gente.
È in costante aumento anche l’ansia nella
sua “versione” patologica, cioè quando è così
esageratamente intensa da ostacolare e addirittura
bloccare le reazioni e impedire di superare
le situazioni. Perché non compare soltanto
una specie di paralisi delle capacità mentali e
un’alterazione del comportamento, ma ci sono
tachicardia, respiro affannoso e accelerato,
tensione muscolare, cefalea, sudorazione, nausea,
dolori intestinali, sensazione di svenire. Altrettanto
frequente è la fobia sociale, cioè
uno stato di agitazione e di paura del tutto irrazionale
che compare nella relazione con gli altri.
Le situazioni a rischio sono quelle tipiche
della vita cittadina: per esempio il panino al
bar nella pausa pranzo, il lavoro in un open
space. Ed è caratteristica della città anche
un’altra forma di fobia che è quella in cui la
paura è legata a una situazione specifica. È caratteristico il timore incontrollabile
che impedisce di usare
trasporti pubblici, oppure di
guidare l’auto in città, o di prendere
l’ascensore quando lo stabile è molto alto.
In ogni caso, qualunque sia la forma di
fobia, i sintomi con cui si manifesta sono
sempre gli stessi: palpitazioni, tremori delle
mani, sudorazione eccessiva, tensione muscolare,
nausea, secchezza delle fauci, vampate
di calore, arrossamenti, mal di testa.
La vita metropolitana logora da un punto di vista
psicologico, ma anche il corpo può ammalarsi |
Quando la vittima è il corpo
Aria inquinata e rumore eccessivo si ripercuotono
invece a livello fisico. Innanzittutto
con i problemi cardiovascolari, che sono inaspettatamente
favoriti dall’inquinamento. A
essere particolarmente pericolose sono le polveri
ultrafini, (Pm 0,5-1) che per il loro diametro
riescono a entrare nel sangue e rendono la
circolazione più difficoltosa. Il cuore, per continuare
a mantenere un regolare afflusso di
sangue a tutto il corpo, si trova allora nella situazione
di dover cambiare il suo ritmo abituale.
Ad aumentare il rischio per il cuore contribuisce
anche il monossido di carbonio
che si lega all’emoglobina del sangue e impedisce
il trasporto regolare dell’ossigeno ai vari tessuti, costringendo ancora una volta il cuore
ad aumentare la sua attività. Risultato: nelle
giornate in cui il livello di inquinamento è alto,
c’è un aumento dei ricoveri in ospedale in particolare
per infarto e scompenso cardiaco.
Lo smog è poi il principale colpevole dei
tanti guai ai bronchi e polmoni di chi abita
in città. Ancora una volta tra i maggiori responsabili
ci sono le polveri sottili, tra cui il
ben noto Pm 10. Queste sostanze sono altamente pericolose perché agiscono nel tempo:
irritano progressivamente le vie respiratorie e
infiammano la mucosa dei bronchi, fino a provocare
bronchiti croniche e attacchi di asma.
I sintomi possono essere una semplice tosse
con catarro, presente almeno tre mesi all’anno,
e che si acutizza con vere e proprie crisi di
respirazione durante le giornate particolarmente
inquinate, fino ad attacchi di asma. In
questo caso i segnali dell’arrivo di un a crisi
sono tosse, sibili e fischi, mancanza di respiro
e senso di oppressione al torace. Possono essere
presenti più o meno sempre, anche se in forma
lieve, e in ogni caso aggravarsi durante
l’esposizione agli inquinanti. Ma c’è dell’altro:
a causa dell’inquinamento atmosferico oggi
un cittadino su quattro soffre anche di allergie
respiratorie; lo smog infatti fa peggiorare lo
stato di infiammazione alle vie aeree e aumenta
il rischio di attacchi di asma. Inoltre le
polveri sottili scatenano l’ipoacusia. Uno studio
recente ha visto che queste polveri, una
volta aspirate, possono raggiungere il cervello
e rendere meno efficienti le cellule nervose
che permettono di sentire. Questo “logorio”
delle cellule non avviene rapidamente, ma negli negli
anni: lo prova il fatto che l’ipoacusia nella
sua forma precoce attualmente è presente tra i
cittadini 45enni, che sono la prima fascia di popolazione
che è stata maggiormente esposta
fin dalla nascita alle sostanze inquinanti. L’apparato
acustico dei cittadini ha però anche un
altro nemico: il rumore eccessivo. I decibel
piuttosto elevati ai quali è sottoposto quotidianamente
chi abita in città causano infatti un vero
e proprio trauma acustico. I segnali di una
perdita di udito sono molto lievi e difficilmente
riconoscibili. Facilmente l’unico campanello
d’allarme è il fatto che durante una conversazione
non si coglie qualche parola.
Una miscela esplosiva
Il quadro appena descritto viene poi esasperato
ulteriormente dal ritmo frenetico della vita
cittadina che a sua volta si riflette sul corpo.
Infatti lo stress quando è di intensità elevata e
perdura nel tempo ha un influsso negativo sulla
salute. E ora si conosce anche il meccanismo
attraverso cui agisce: di fronte a una situazione
stressante, l’ipotalamo, che è una
struttura alla base del cervello, libera un ormone
che stimola l’ipofisi. Questa piccola
ghiandola, anch’essa situata nel cervello, rilascia
allora un altro ormone, la corticotropina
che agisce sulle ghiandole surrenali e le induce
a produrre il cortisolo. Si tratta dell’ormone
che permette all’organismo di affrontare la
maggior richiesta di prestazioni necessarie per
superare le difficoltà. A patto però che sia
mantenuto entro determinati livelli nel sangue;
ma quando le situazioni allarmanti si susseguono in continuazione o sono troppo intense,intense,
il cortisolo circolante nel corpo diventa
troppo e provoca alcuni disturbi, primi fra tutti,
per frequenza, quelli all’apparato digestivo,
come la gastrite acuta. Un problema in aumento
in ogni fascia d’età, tanto da essere ai
primi posti tra le ragioni per cui si richiede
una visita medica. I sintomi sono molti e si presentano
puntualmente a ogni pasto: dolore e
sensazione di peso e di fastidio allo stomaco,
sazietà precoce, distensione dell’addome, nausea
e addirittura vomito. L’altro disturbo che
secondo i dati colpisce in oltre la metà dei casi
chi abita in una metropoli, è la stipsi.
Altrettanto metropolitana è la sindrome
del colon irritabile che infatti nei Paesi industrializzati
colpisce dal 20 al30%della popolazione.
Con i tipici sintomi che ne conseguono:
dolore addominale nella zona del colon, una
sensazione di pancia gonfia e di tensione, alterazione
delle funzioni intestinali con stitichezza
o diarrea o entrambe che si alternano.Ma i
problemi alla salute di cui è responsabile lo
stress non finiscono qui. Provoca anche delle
alterazioni della frequenza cardiaca e delle
impennate della pressione arteriosa. Di conseguenza
alla lunga aumenta il rischio di essere
colpiti da un disturbo cardiovascolare come
l’angina, l’infarto o l’ictus.
Con la collaborazione di Ovidio Brignoli,
medico di Medicina generale
e vicepresidente della Simmg (Società
italiana medici di medicina generale),
e di Leonardo Milani, psicologo
e direttore dell’Istituto di psicologia
del benessere di Ferrara.
IL BUON VECCHIO TRAINING AUTOGENO
Chi si sente schiacciato dai ritmi cittadini, può
allentare la tensione
grazie alla respirazione
diaframmatica. Questo tipo
di respirazione permette
di raggiungere uno stato
di rilassamento e di
benessere profondo.
Se viene effettuata
durante il giorno è un aiuto
per controllare le proprie
emozioni, invece quando
viene praticata alla sera
aiuta a staccare la mente
dai pensieri sul quotidiano
e dalle preoccupazioni
facilitando il sonno.
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| DURANTE IL GIORNO |
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Abbassare le spalle in modo che siano ben rilassate. Si può rimanere in piedi o seduti. |
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Mantenere le braccia un po’ distanti dal corpo,i gomiti sciolti, le palme delle mani rivolteì all’indietro, la testa abbassata, ma non “penzoloni”. La bocca deve rimanere chiusa ma non serrata, la lingua deve stare dietro ai denti superiori. Gli occhi non devono rimanere chiusi, ma abbassati. |
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Visualizzare il respiro che scende fino alla pancia e lentamente espirare. La sensazione è di “sentire” il corpo, ma come se galleggiasse nell’acqua. |
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| ALLA SERA |
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Mettersi supini con le mani rilassate appoggiate sulla pancia. e chiudere gli occhi. |
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Inspirare senza fretta e seguire con il pensiero il respiro che dalle narici scende verso i polmoni. Attraverso le mani si avverte il ventre che si solleva leggermente. |
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Espirare dolcemente, sempre visualizzando il respiro nel suo percorso inverso. La pancia durante questa fase si abbassa lievemente. |
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Associare il respiro a qualcosa che ne ricordi il movimento. Come le onde del mare, la brezza che sfiora le fronde degli alberi. In questo modo aumenta ulteriormente l’effetto rilassante della respirazione. |
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